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Compito Illegittimo

The illegitimate tasks, i compiti illegittimi, sono un particolare costrutto di recente studio e correlato allo stress lavorativo

Il compito illegittimo è un costrutto che ha recentemente interessato la ricerca scientifica nell’ambito della psicologia del lavoro. Quando, ad esempio, un datore di lavoro chiede a un tecnico informatico specializzato in manutenzione dei pc e data entry, di interrompere le proprie attività per andare immediatamente ad annaffiare le piantine che si trovano dinanzi la porta di ingresso, si può configurare come un compito illegittimo. Infatti, la richiesta sembrerebbe possedere due caratteristiche fondamentali: a) essere compito irragionevole (in questo caso la mancanza di rispetto del ruolo con in più la distrazione dalle mansioni principali in pieno svolgimento) b) essere compito inutile (in questo caso l’opinione che il tutto si sarebbe potuto evitare se il datore di lavoro non avesse comprato quelle piantine che non servono all’attività lavorativa e probabilmente sono anche bruttine. Quanto detto potrebbe far sorridere e non sembrare qualcosa di particolarmente grave, una mera dinamica sociale in mezzo a tante altre che caratterizzano la quotidianità del lavoro. Eppure i recenti studi svolti in Svizzera che si sono occupati di questo costrutto hanno rilevato un dato allarmante: il compito illegittimo può essere fonte di stress! Noi esseri umani siamo sempre sottoposti a stress, poiché lo stress è una naturale attivazione fisiologica – psicologica che ci permette di affrontare gli eventi che la realtà ci presenta. In altri termini, è il nostro corpo che si prepara a reagire, con la nostra mente che prima percepisce l’esigenza di farlo e, successivamente, pianifica anche come farlo. Tuttavia essere sottoposti ripetutamente allo stress può causare dei danni psicologici e fisici al soggetto. La ricerca psicologica, a partire dai primi decenni del ventesimo secolo, ha studiato con attenzione il fenomeno dello stress. Ansia, depressione, difficoltà di concentrazione, difficoltà a gestire le emozioni, sono solo alcuni dei sintomi psicologici che possono trasformarsi in patologia. E non devono essere sottovalutati anche alcuni sintomi fisiologici, ad esempio l’aumento di pressione sanguigna che può essere collegata all’insorgere di problematiche cardiovascolari. Lo stress può fare molto male e per questo oggi viene considerato tra gli elementi da considerare nell’ambito della sicurezza e salute sul posto di lavoro. Nel corso degli anni la normativa si è evoluta, alimentata dalla ricerca degli psicologi e alimentando a sua volta la ricerca, per cui oggi il benessere dell’individuo è certamente più tutelato rispetto al passato. Una tutela che giova agli stessi datori di lavoro che possono contare su un personale più efficace. Cerchiamo di capire qualcosa di più sul costrutto specifico del compito lavorativo illegittimo, quale causa di stress, presentando le più recenti ricerche, individuando spunti per la ricerca futura e ipotizzando interventi concreti per la salubrità del luogo di lavoro.

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Nel contesto della teoria stress-as-offence-to-self (SOS), sviluppata del professor Norbert K. Semmer (docente di psicologia del lavoro e delle organizzazioni nella Università di Berna in Svizzera) insieme ad altri suoi colleghi e collaboratori, che inquadra lo stress lavorativo come elemento costituente un pericolo per il sé dell'individuo, il compito illegittimo rappresenta un particolare fattore correlato al ruolo e alla giustizia (N..K.SEMMER, N.JACOBSHAGEN, L.MEIER, A.ELFERING; Sos; in Work and Stress n.1/15). Il compito lavorativo è considerato illegittimo quando non corrisponde alle mansioni di un impiegato e questi lo percepisce come irragionevole, perché non di propria competenza (troppo o troppo poco, dunque una minaccia per la propria identità professionale) o perché l'impiegato lo percepisce come inutile. Questo costrutto, per indagare il quale abbiamo a disposizione principalmente fonti anglofone, rappresenta senza dubbio un' importante, dinamica e delicata dimensione in qualsiasi progetto lavorativo, che non può essere trascurata nell'assegnazione dei compiti lavorativi e nella cura organizzativa. Come abbiamo già detto, i fattori di stress sono in generale una potenziale causa di tensione, di malessere, di aumento dei problemi di salute e rappresentano un ostacolo al raggiungimento di importanti obiettivi: gli obiettivi sono importanti per la maggior parte delle persone, soprattutto se questi sono in relazione al proprio io, ovvero servono al mantenimento di un'immagine positiva di sé. Le persone si sforzano di mantenere un'immagine positiva di sé e la minaccia all'immagine di sé è spesso al centro di molte esperienze stressanti. Lo stress può ostacolare il rendimento e, dal momento che per molte persone l'identità è legata al proprio lavoro, il fallimento del raggiungimento di uno standard di rendimento può minacciare il sé sia in termini di autostima che di giudizio da parte degli altri. Il compito, comunque, ha la sua rilevanza per il sé al di là del raggiungimento di obiettivi di rendimento perché è portatore di segnali e messaggi sociali: infatti concedere autonomia può essere percepito come un messaggio di fiducia e affidabilità, viceversa può essere visto come mancanza di attenzioni e apprezzamento. A questo si aggiunge che le caratteristiche intrinseche del compito potrebbero altresì contenere dei messaggi sociali positivi in termini di prestigio (ad es. essere un chirurgo, essere un magistrato, etc.) o di disonore (i cosiddetti dirty work). E' infine vero che il compito può portare dei messaggi sociali che vanno oltre ciò e sono legati al ruolo, ovvero un compito visto come perfettamente normale all'inizio può improvvisamente contenere un avvilente messaggio sociale in particolari circostanze, ovvero un compito illegittimo. Il compito lavorativo può in definitiva, per le sue caratteristiche e condizioni, contenere dei messaggi sociali minacciosi. L'aspetto fondamentale del percepire un compito lavorativo come illegittimo è che il soggetto pensi che non debba essere lui a svolgerlo. Ciò può avvenire per molti motivi. Il compito può essere visto come illegittimo se è, dal proprio punto di vista, irragionevole. Ciò avviene anche quando i compiti affidati sono in contrasto (troppo o troppo poco, come già detto) con gli aspetti specifici del proprio ruolo per il livello di esperienza, autorità o perizia. Oppure, ancora di più, se questo va al di fuori del raggio del proprio ruolo occupazionale (ad esempio, all’autista generico di un’azienda viene chiesto di accompagnare i figli di un dirigente ad un evento sportivo). In secondo luogo, il compito lavorativo può essere visto come illegittimo quando considerato inutile dal soggetto. Un esempio sono le inefficienze organizzative (per colpa di due sistemi informatici incompatibili devo replicare un compito svolto su entrambi). Si noti che la percezione di mancanza di necessità, che porta a tale sentimento, potrebbe riferirsi ad ogni anello della catena che conduce all'assegnazione di attività, includendo le prime fasi (ad esempio, ci si può rendere conto che il re-inserimento dei dati sia oggi inevitabile, ma il datore di lavoro avrebbe dovuto evitare di acquistare due sistemi senza prima assicurarsi della loro compatibilità). L'aspetto comune tra compito irragionevole e inutile è che il soggetto, il dipendente dell’azienda, vede entrambi come illegittimi. Ovvero il soggetto sente che non dovrebbe essere lui a eseguire quell'operazione. Dovendo fare qualcosa che spetterebbe a qualcun altro (compito irragionevole) o che sia visto come una gran perdita di tempo (compito inutile) s'innesca una mancanza di rispetto verso la persona a cui viene assegnato il compito. Questa mancanza di legittimità, insieme al messaggio sociale associato di mancanza di rispetto, distingue il compito illegittimo dai concetti già esistenti nella ricerca sullo stress lavoro-correlato. E non è sempre detto che tali compiti siano difficili da realizzare o repulsivi. Il compito non è illegittimo per sue qualità intrinseche ma per il proprio contenuto per una data persona, in un dato luogo, in un preciso tempo, in un esatto contesto. In tal senso il ruolo del contesto sembra essere particolarmente rilevante (se di fronte a un paziente molto grave il primario del reparto chiede a un medico di aprire le finestre della stanza di ricovero, in tal caso il medico potrebbe considerare ciò legittimo perché questo implicherebbe cura verso il malato che è al centro del ruolo). L'argomento della legittimità o illegittimità è legato spesso anche ai compiti periferici (o secondari) rispetto ai compiti fondamentali (gli insegnanti potrebbero considerare il ripetere le cose più volte per gli studenti sempre disattenti come illegittimo, sebbene spiegare sia un compito fondamentale nel loro lavoro) quando questi ostacolano l’attività principale. La teoria del ruolo ci può spiegare cosa rende un compito illegittimo e la teoria della giustizia possono aiutare a capire le reazioni dopo che il compito viene valutato come illegittimo. Circa la teoria del ruolo, ricordiamo che i ruoli organizzativi sono aspettative comportamentali definite da cosa ci si aspetta legittimamente da un ruolo. E, viceversa, implicano anche quali comportamenti non ci si aspetta da un ruolo. Per molte persone i ruoli professionali diventano parte della propria identità e una parte del sé. Secondo la teoria dell'identità sociale, le persone tendono a valorizzare il proprio ruolo professionale, lo difendono contro le valutazioni negative e fanno dei confronti sociali favorevoli. Affermare la propria identità professionale probabilmente porta orgoglio e autostima, mentre le minacce alla propria identità causano stress. Le aspettative contraddittorie inducono al conflitto di ruolo, un tipo di stress ben riconosciuto. Il compito illegittimo rappresenta un caso speciale (e raramente studiato) del conflitto di ruolo, un conflitto persona-ruolo definito come conflitto tra i valori interni della persona e il comportamento definito dal ruolo. Tuttavia il conflitto persona-ruolo è descritto principalmente in termini morali mentre il compito illegittimo riguarda le aspettative nella posizione di un ruolo inappropriato e quindi contiene specifici elementi che vanno oltre la teoria e la ricerca esistente. Per quanto riguarda invece la teoria della giustizia, essa costituisce un ampio dominio di teorizzazioni e ricerche che si focalizzano sull'assegnazione di posizioni e ricompense (promozioni o aumenti di stipendio), non sull'assegnazione del compito, quindi possono solo aiutare a spiegare le reazioni una volta che il compito viene considerato illegittimo. Infatti essa riguarda i risultati e, se si considera l'assegnazione di un compito come un risultato, il compito illegittimo rappresenta una ingiustizia distributiva. Il soggetto può percepire che le decisioni circa la distribuzione dei compiti lavorativi sia stata fatta in modo ingiusto, il che indica un comportamento irrispettoso, e in quel caso sono rilevanti anche gli aspetti inerenti la giustizia (o ingiustizia) procedurale ed interazionale. L'ingiustizia costituisce un fattore di stress e implica un messaggio circa la propria posizione sociale, influenzando così la propria stima e i propri giudizi d'identità. A livello sociale l'assegnazione di un compito illegittimo può essere interpretato come risultato di malevolenza nel contesto della tensione interpersonale, ciò implica che i fattori di stress sociali riguarderebbero la maggior parte delle varianti associate al compito illegittimo. Tuttavia gli elementi specifici del compito illegittimo non fanno parte di quanto è stato teorizzato su fattori di stress sociali. Inoltre, i messaggi sono piuttosto diretti nel caso di fattori di stress sociali e indiretti nel caso di compito illegittimo. Così sebbene il compito illegittimo possa essere considerato come un segno di fattore di stress sociale, le specifiche caratteristiche lo rendono un concetto a se stante. Poiché consideriamo il compito illegittimo come fattore di stress, questo deve essere associato con le reazioni affettive negative che, se sperimentate frequentemente, possono creare durevoli conseguenze anche patologiche, come burn out, irritabilità e abbassamento del livello di autostima. I fattori di stress in generale si associano ad un ampia gamma di tensioni, quindi ci si aspetta tale associazione anche per il compito illegittimo. Nel modello lavorativo richiesta-risorsa il compito illegittimo si qualifica come richiesta da associarsi al burn out, caratterizzato da esaurimento emotivo e disimpegno. In modo specifico, il compito illegittimo richiede impegno emotivo e mentale che può portare ad un esaurimento emotivo e influire negativamente su l'identificazione con il proprio compito, traducendosi in disimpegno. Le reazione affettive verso il compito illegittimo dovrebbero anche indurre a irritabilità, generico stato di tensione variabile, caratterizzata dalla difficoltà di tenere sotto controllo le reazioni alle emozioni negative e da una tendenza a rimuginare sui problemi legati al compito. Due sintomi tuttavia sembrano specificatamente pertinenti al compito illegittimo. Il primo è il sentimento di risentimento, come rabbia, rancore o indignazione (si noti che la rabbia è la tipica reazione alla mancanza di correttezza). Il secondo, in quanto fattore di stress che minaccia l'identità, il compito illegittimo costituisce un'offesa al sé e così deve essere messo in relazione con bassa autostima.

L'idea generale che il compito illegittimo sia un fattore di stress è stato osservato in vari studi, tuttavia soltanto di recente la ricerca empirica si è concentrata a studiare la peculiarità di tale costrutto. Ci sono parecchi indizi che sostengono questa idea generale, ma le recenti teorie sui fattori di stress necessitano di evidenze che portino un utile contributo, per essere accettate dalla comunità scientifica. I pochi studi esistenti sono promettenti ma sono necessari lavori ulteriori. Tre recenti e interessanti ricerche dello staff di Semmer hanno indagato questa associazione tra il compito illegittimo e il benessere della persona. Un primo studio (trasversale) ha analizzato il conflitto di ruolo, la giustizia distributiva, i fattori di stress sociali. Un secondo studio(anche questo trasversale) ha analizzato la giustizia distributiva, la giustizia procedurale, quella interazionale. Infine un terzo studio (longitudinale) ha analizzato su un periodo di due mesi l'andamento di due reazioni emotive, ovvero dei sentimenti di risentimento verso la propria organizzazione e quello dell’irritabilità. Tutti i risultati confermano che il compito illegittimo procura abbassamento di autostima, sentimenti di risentimento verso la propria organizzazione e burn out. Il compito illegittimo è una violazione di ciò che ci si aspetta dal proprio ruolo. Nel primo e nel secondo studio si riscontra che il lavoro illegittimo è predittore di benessere o tensione, oltre gli altri fattori di stress che hanno radici teoriche simili (il conflitto di ruolo, l'ingiustizia) o che rappresentavano la stessa categoria generale (fattori di stress sociali). Nel terzo studio il lavoro illegittimo è predittore di tensioni (irritabilità e risentimento) studiate due mesi dopo. Nel loro insieme gli attuali studi sostengono fortemente l'idea che il compito illegittimo sia un importante fattore di stress. Il lavoro illegittimo influenza la propria identità professionale, e quindi il sé, perché le aspettative di ruolo vengono violate. I risultati ottenuti non possono confermare tutti gli aspetti dei meccanismi proposti, ma sono in linea con il ragionamento. Confermando alcune sovrapposizioni, conflitto di ruolo, (in) giustizie e stress sociali sono correlati con il compito illegittimo ma non possono spiegare gli effetti del compito illegittimo, suggerendo che le associazioni con la tensioni emotive sono molto specifiche. Come conflitto di ruolo in generale, il compito illegittimo è uno stress - ostacolo che, a differenza degli stress - sfida , non contiene aspetti competitivi che possono dare un impulso al sé. Come ci si aspetta, visto che il compito illegittimo è fattore di stress, sono collegati ad esso una vasta gamma di indicatori relativi a benessere e tensioni: le loro associazioni con sentimenti di risentimento e di autostima sono teoricamente pertinenti, poiché il risentimento rappresenta la reazione tipica a valutazioni ingiuste. Va notato che tale recente lavoro presenta alcuni punti di debolezza sulla possibilità di generalizzazione poiché il campione su cui si è lavorato è solo svizzero. La ricerca futura dovrebbe verificare se sentirsi offesi può essere confermato come reazione immediata al compito illegittimo. Inoltre dovrebbero essere esaminate specifiche reazioni emotive. Per esempio se un'offesa percepita si trasforma in auto-valutazione negativa, con conseguente bassa autostima, e può comportare senso di colpa o vergogna, possibilmente in combinazione con rabbia. Altri costrutti, come ad esempio il contratto psicologico, potrebbero essere correlati al compito illegittimo e influenzare i risultati. Il contratto psicologico si basa su promesse, ma non necessariamente in relazione alla attività, e le violazioni percepite come ingiuste possono indurre reazioni simili a quelle del compito illegittimo. Ancora, ulteriori studi dovrebbero analizzare più aspetti contestuali (come la salute economica dell’azienda dove si lavora) e fare misurazioni biologiche (produzione ormonale, conduttanza cutanea). Un' ulteriore e importantissima strada riguarda le differenze individuali. Infatti le risorse personali, come ad esempio la salute percepita, possono attenuare gli effetti del compito illegittimo. Al contrario, le persone ad alto contenuto di nevrosi o che tendono a diffidare dalle intenzioni degli altri potrebbero reagire più intensamente. Inoltre ci potrebbero essere moderatori particolarmente pertinenti, come la sensibilità alla giustizia o l'identificazione con il proprio lavoro. La motivazione individuale è certamente un importantissimo moderatore. Alcune persone, a seconda del temperamento, possono reagire al lavoro illegittimo con più con rabbia, altri con più di vergogna (minore autostima). Infine, poiché le culture sono caratterizzate da credenze condivise, un compito considerato illegittimo in una cultura organizzativa può essere considerato legittimo in un’altra, ricordando che ciò che è considerato illegittimo può variare nel tempo. E in generale il clima organizzativo può variare di molto la percezione della legittimità di un compito. I datori di lavoro dovrebbero prestare particolare attenzione ai messaggi sociali che comunicano assegnando alcuni compiti ai dipendenti. Le potenziali minacce alle identità professionali possono essere evidenti quando i compiti sono chiaramente umilianti, ma meno per attività più sottilmente illegittime. La conclusione importante è quindi che i superiori dovrebbero essere consapevoli delle caratteristiche del compito illegittimo e cercare di evitare di assegnarli ove possibile. Tuttavia sembra improbabile che i compiti illegittimi possano essere evitati del tutto. L'assegnazione di compiti potenzialmente illegittimi può essere giustificata dalle circostanze (ad esempio per la malattia di quelli normalmente se ne occupano). In questi casi le giustificazioni esplicite possono aiutare ad evitare l'offesa, come la ricerca sulla giustizia interazionale suggerisce. Inoltre tali spiegazioni possono attivare un forte senso di responsabilità, aspetto dell'identità che è congruente con l'esecuzione dell'attività. Se si ha la necessità di assegnare compiti che esistono a causa di errori precedenti (ad esempio perché l’azienda ha ignorato il consiglio del dipendente), potrebbe essere una buona idea chiedere scusa. E potrebbe molto aiutare se gli stessi superiori partecipassero allo svolgimento di tali compiti, dimostrando che non si aspettano da altri cose che non sono disposti a fare loro stessi. Tutto quanto detto circa il compito illegittimo sottolinea la necessità di considerare il significato sociale nella progettazione di ogni lavoro, in particolare considerando l'offesa al sé. Realizzare attività principali che sono legate alla propria identità professionale può rafforzare una positiva immagine di sé, considerando che le attività che vanno contro la propria identità professionale rischiano di essere percepite come offesa e risultare quindi stressanti. Non è facile stabilire quale grado di valutazione dei compiti da ritenere illegittimi sia auspicabile nel convergere tra superiori e dipendenti, tuttavia è chiaro che vale la pena includere queste considerazioni nella formazione (e quindi nei nuovi metodi di formazione) di chi comanda, a scopo di prevenzione nell’ambito della salute e sicurezza dell’ambiente del lavoro, poiché lo stress lavoro-correlato può rappresentare un pericolo per la salute dei lavoratori oltre che danneggiare efficienza ed efficacia dell’attività lavorativa stessa.

Dott. Giacomo Scuderi

INFORMAZIONI SULL'AUTORE DELL'ARTICOLO

Il dott. Giacomo Scuderi, Psicologo e Giornalista, si occupa di consulenza e sostegno psicologico per depressione, ansia, attacco di panico, disturbo ossessivo compulsivo, conflitti di coppia ed altre difficoltà. Effettua interventi di psicologia del lavoro, dello sport, per lo studente, per la disabilità; cura la realizzazione ed il coordinamento di progetti. Clicca qui per contattarlo.

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