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Ascoltare Musica

La musica è da sempre considerata qualcosa che fa bene all'anima, tuttavia bisogna prima di tutto volersi bene e poi si potrà trovare giovamento dall'ascoltare ciò che davvero ci rende felici

Che bello ascoltare musica! Le ritmate hit internazionali del momento, la grande musica classica dei secoli scorsi, le innovative sonorità indie rock, le grandi canzoni italiane dell'ultimo trentennio e la rabbia gridata dei testi hip hop. Ce n'è per tutti i gusti e tutti i gusti andrebbero rispettati... ma purtroppo fa parte della fragile natura umana difendere il proprio territorio ed attaccare chi è diverso: per questo non c'è da meravigliarsi se i giovani anticonformisti che ascoltano i Verdena definiscono "merda" le canzoni di Laura Pausini. Così come è altrettanto normale sentire "vecchi" inorriditi per le sonorità sopra i 120 BMP (a loro dire rumore e non musica). Buonsenso e rispetto, nella società e cultura contemporanea, sono vocaboli che non appartengono al reale modus vivendi di nessuno, sebbene siano parole chiave di cui si abusa in svariati contesti: guardare il granello di sabbia nell'occhio del vicino è sempre più facile!

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Tuttavia, superando la dura introduzione che vuole essere mero stimolo a migliorare la nostra capacità di stare insieme agli altri, senza per questo cadere in un relativismo assoluto, poichè alcune argomentazioni oggettive devono esistere quali fondamenta dell'educazione futura; siamo qui per parlare di altro. Siamo qui per rispondere a una domanda: è vero che ascoltare la musica che ci piace fa bene alla nostra salute mentale? Da sempre, nelle antiche culture, la musica era un mezzo di elevazione spirituale e meditazione. Oggi la scienza conferma che la musica può aiutare in alcune nervrosi e psicosi. Infatti recenti studi della Kaohsiung Medical University e dell’Università del Missouri affermano che ascoltare musica possa migliorare l’umore, riducendo livelli di ansia e depressione, con attivazione conseguente del sistema immunitario. Sono stati rilevati inoltre effetti di rallentamento del declino cognitivo. La musicoterapia, disciplina non riconosciuta quale sanitaria ma praticata da alcuni con competenza nell'ambito della promozione del benessere individuale, ritiene che fontamentali siano determinati tipi di frequenze che ascoltiamo con la musica.

Il nostro udito ha un funzionamento molto complicato: la vibrazione dell'aria (suono esterno) viene raccolta dall'orecchio esterno (che funziona come una parabola satellitare) e arriva alla membrana del timpano. Da qui, grazie al lavoro di martelletto e incudine (le ossa più piccole del nostro corpo, facenti parti dell'orecchio intermedio), la vibrazione viene passata alla clochea (orecchio interno) che contiene liquido e milioni di piccoli sensori delle varie frequenze. Infine, tale sensazione viene trasdotta nel nervo acustico e arriva al cervello (area uditiva): è questo il momento chiave, in quanto l'area uditiva associativa percepirà se questa determinata frequenza (o meglio insieme di frequenze) è di nostro gradimento o meno. Vecchi studi ritengono che la musica classica o soft sia in genere composta da frequenze positive per la mente, mentre un certo tipo di rock o dance molto estremi non aiutano il benessere mentale. Tuttavia tale argomentazione è stata ampiamente superata delle letture maggiormente orientate alle differenze inter-individuali: il gusto di ciascuno di noi, risultato di temperamento e percorso educativo, cambia la percezione di ciò che è positivo e ciò che non lo è. Dunque, ascoltare musica che ci piace, che ci fa ballare, che ci fa cantare... sicuramente è un bene per la nostra mente! Ma (c'è sempre un ma) attenzione a certi ascolti musicali inefficaci: il riferimento è alle sonorità molto estreme che richiedono di essere accompagnata da uso di droghe (il riferimento è ai rave party), ma potremmo mettere nel calderone anche l'ascolto di alcune canzoni con testi che inneggiano alla rabbia che sono privi di funzione di catarsi (cosa che invece avviene con la maggior parte dei testi pieni di tristezza o dolore): in tal senso è importante imparare a essere soggetti/ascoltatori critici, poichè quello che ci piace è quasi sempre qualcosa che ci fa stare bene, ma se non ci vogliamo bene rischiamo di fare qualcosa che può farci stare ancora più male. Per questo esistono gli Psicologi: non abbiate paura di chiedere un consiglio!

Dott. Giacomo Scuderi

INFORMAZIONI SULL'AUTORE DELL'ARTICOLO

Il dott. Giacomo Scuderi, Psicologo e Giornalista, si occupa di consulenza e sostegno psicologico per depressione, ansia, attacco di panico, disturbo ossessivo compulsivo, conflitti di coppia ed altre difficoltà. Effettua interventi di psicologia del lavoro, dello sport, per lo studente, per la disabilità; cura la realizzazione ed il coordinamento di progetti. Clicca qui per contattarlo.

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